Due di due
lunedì, 03 agosto 2009; 11:45

Diceva «Un tempo la gente che viveva nelle città ne era orgogliosa. Tutti si sentivano partecipi di una vista, o dei materiali di un muro, di una prospettiva o di uno slargo riparato. E gli abitanti potenti e ricchi si davano da fare per il luogo nel suo insieme. Lo consideravano una loro estensione, la sua bellezza generale era anche la loro gloria privata».
Ne parlava con una strana nostalgia appassionata nella voce, come se avesse conosciuto le città di allora e chi le aveva costruite. Diceva «Adesso sono solo dei centri di saccheggio di energie umane, e gli abitanti ricchi e potenti vivono in mezzo ai loro stessi detriti, cercano solo di blindarsi e impermeabilizzarsi più che possono all'orrore che hanno prodotto, scapparsene lontani alla prima occasione. E la gente accetta di adattare i propri desideri, farseli snaturare e indirizzare su oggetti, su automobili e vestiti e apparecchi elettronici e giocattoli inutili che servono a far dimenticare cosa è diventato il mondo».

scritto da Irene; libri; commenti ?



Due di due
lunedì, 03 agosto 2009; 11:39

E' che non bisognerebbe mai immaginarsi niente molto in dettaglio, perchè l'immaginazione finisce per mangiarsi tutto il terreno su cui una cosa potrebbe succedere.

scritto da Irene; libri; commenti ?



Due di due
lunedì, 03 agosto 2009; 11:36

Poi la desolazione gli è riaffiorata negli occhi. Ha detto «Sono sempre andato dietro a impulsi così vaghi, come se ci fosse qualcosa di meglio da trovare».
«Ma forse c'era» ho detto io. «Forse l'hai trovato ed è solo questione di tempo per capirlo.» Mi dava fastidio parlargli così: il tono da prete laico che mi veniva.
Lui non mi ascoltava, in ogni caso; ha detto «E' come quando pensi a una parola e continui a pensarci finchè non è altro che un suono. Solo che mi succede con la vita».

scritto da Irene; libri; commenti ?



Due di due
lunedì, 03 agosto 2009; 11:31

Guido diceva che stava diventando un periodo di autostrade, dove tutti si spostavano in gruppi per linee rette, sostenendo che i percorsi a curve erano da abolire per sempre.

scritto da Irene; libri; commenti ?



Questa storia
domenica, 28 giugno 2009; 16:46

Mi ha detto che secondo lui la gente vive per anni e anni, ma in realtà è solo una piccola parte di quegli anni che vive davvero, e cioè negli anni in cui riesci a fare ciò per cui è nata. Allora, lì, è felice. Il resto del tempo è tempo che passa ad aspettare o a ricordare. Quando aspetti o ricordi, mi ha detto, non sei né triste né felice. Sembri triste, ma è solo che stai aspettando, o ricordando. Non è triste la gente che aspetta, e nemmeno quella che ricorda. Semplicemente è lontana.

scritto da Irene; libri; commenti ?




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